Mentre panzate fortuite ed harakiri altrui tengono in vita la Roma in ottica Champions, il "principale" obiettivo stagionale (da febbraio in poi se non altro) sfuma con l'1-1 di San Siro. Risponde Borriello al classico golletto di Eto'o, al quinto sigillo stagionale contro i giallorossi. Si sono visti ottanta minuti di ritmi blandissimi da torneo amatoriale over 45 ed una decina di sana bagarre così raramente proposta dagli uomini in maglia giallorossa in questa stagione agonistica. Per altro dovuta ad un "fattaccio" (prima "fotografia" del match) venuto subito poco l'inzuccata vincente dell'ex milanista che aveva riaperto il discorso qualificazione. L'Inter dimostrava di avere le idee chiare : melina poderosa da fare nei minuti finali e perdita sistematica del poco tempo rimasto accentuando ogni contatto o tardando a battere ogni rimessa laterale. E così Cambiasso decideva di provare un tuffo carpiato suscitando la reazione nervosa di Nicolas Burdisso, uno dei pochi che non vorrebbe perdere nemmeno nelle partite natalizie giocate in famiglia con il figlio. Giocatore chiaramente fuori contesto in un gruppo sempre propenso ad elargire sorrisi e pacche sulle spalle ad ogni avversario che ci affronta. Il momento di "pazzia" aveva il pregio di scuotere il resto del gruppo salito a Milano per la scampagnata, d'improvviso la truppa sembrava aver capito che c'era una partita, pardon una manciata di minuti, ancora da giocare. E che l'impresa era poi possibile. Non era servito vedere l'Inter schierarsi dall'inizio con il duo "tecnica e fosforo" Kharja-Mariga in mezzo al campo per comprendere che il divario fra i due undici schierati era più limitato di quello che la carta e la classifica sembravano dire. Ne vedere l'Inter approcciare al match palesemente in infradito, accontentandosi di una gestione del possesso palla mai tesa a voler affondare nei fragili equilibri dell'assetto difensivo giallorosso. Dall'altra parte noi rispondevamo con una settantina di leziosi passaggetti in orizzontale, rinunciando anche a dei possibili contropiedi che si aprivano per l'estrema lentezza dell'Inter nei rientri difensivi. Nonostante tutto prima Borriello (oramai abbiamo capito perchè a Trigoria "la cricca" non lo ha poi troppo simpatia : uno così agonista e sportivamente rosicone non lo hanno mai visto nell'ultimo decennio) ed un De Rossi in lieve crescita sfioravano il vantaggio. Sembrava il prologo di un film già visto ed in effetti la conferma arrivava ad inizio secondo tempo quando, al primo tiretto, l'Inter passava. Discutibile la posizione della nostra linea difensiva che riesce nell'impresa di non essere mai piazzata nemmeno su azioni manovrate, ridicolo il nostro egregio portiere messo in campo per non alterare gli umori dei capetti di Trigoria. Eto'o non doveva nemmeno piazzare con precisione il pallone, si "accontentava" di prendere lo specchio con Doni già piegato e pronto a raccogliere il pallone dentro la rete. Per l'Inter il discorso sembrava chiuso, il rilassamento dietro l'angolo. Prima Borriello coglieva un doppio palo abbastanza clamoroso, poi impattava il risultato. Da lì in poi, come detto, qualche mischione di puro orgoglio che non ha portato a nulla di concreto. Imperversava comunque il buon Orsato che decideva di cacciare una mezza dozzina di elementi della panchina della Roma per una vaga protesta. Poco da aggiungere in più sul match se non una breve riflessione sui mali che affossano questa squadra (seconda "fotografia") : l'ipocrisia calcistica non fa parte di queste pagine, né ora né in futuro. Non mi vedrete mai quindi uscirmene con frasi tanto care all'etere romano, come "vogliamo undici Burdisso" o "servono undici giocatori con la maglia sudata a fine partita". Sono ben conscio del fatto che ogni grande squadra abbia bisogno del fioretto come di chi fa la legna in grande quantità e senza badare troppo all'estetica. Ma bisogna notare che c'è da cambiare tutto in entrambi i settori. Sulla "fanteria" abbiamo già detto tanto in diversi momenti : i vari Perrotta, Taddei, Cassetti, Brighi hanno dato tanto per anni e sono giocatori finiti da un bel pezzo. E' storico ed accertato il fatto che Spalletti, l'estate precedente alle dimissioni, chiese un repulisti generale che mirava a sostituire quel gruppo che aveva fatto la sua fortuna con gente "di gamba" ma giovane e fresca. Ma anche chi è chiamato a dare qualità, giocate ed estro non è decisamente all'altezza di una squadra che dovrebbe provare sempre a vincere qualche titolo. Da anni concediamo occasioni ad un giocatore, Vucinic, che mette in mostra tre mesi su otto a stagione di grandissimo calcio. Assentandosi spesso e volentieri nella fase iniziale dell'anno, quando perdiamo i punti che poi finiamo per rincorrere ( e rimpiangere) più avanti. Allo stesso modo ci troviamo da un biennio a fare l'analisi psicologica dei fragili equilibri di Jeremy Menez, un ragazzo dai grandi mezzi potenziali (parola affascinante questa) con all'attivo sette reti in ottanta e più partite di campionato con questa maglia. Si è detto per mesi che il francesino dava il meglio partendo dalla panchina, potendo sfruttare la sua velocità quando gli avversari sono scarichi dopo un'ora di gioco. Poi si è capito che il ragazzo ha bisogno di sentirsi insostituibile e che quindi, al contrario, per rendere bene doveva sempre essere impiegato da titolare. Chi vi scrive è uno che ritiene che, se le alternative sono Don Rodrigo e Perrotta, il buon Geremia debba stare sempre in campo. Anche quando perde ogni contrasto e rimpallo, pure con se stesso (cosa accaduta almeno in un paio di occasioni con i nerazzurri con la palla finita mestamente oltre la linea laterale), pure se non rincorre mai un avversario che sia uno quando magari si attarda in un inutile tentativo fallito di tunnel nella nostra metà campo. Però mi chiedo : ma quando potremo vedere campioni affidabili? Quando avremo giocatori che non vanno capiti per mesi, trattati con i guanti per non alterare i loro equilibri così eterei? Sarà mai possibile vedere questa maglia indossata da calciatori in grado di vincere partite sia contro il Bologna che contro le avversarie più quotate? Perchè il rischio concreto qui è di aspettare in eterno qualcuno o qualcosa. Mentre altri alzano titoli semplicemente dimostrandosi i meno deboli in campionati di livello piuttosto basso. Ricordo bene che quattro stagioni fa la piazza rumoreggiava alla notizia di un possibile arrivo di Antonio Di Natale a Roma. Era l'ennesimo piccoletto anzianotto (aveva 30anni allora) che non ci avrebbe portato a fare nessun salto di qualità. Da allora lo scugnizzo ha messo ottantasei reti (in 124 incontri) mentre i nostri "talentini" non ne hanno raggiunti la metà anche sommando i loro poderosi sforzi. Sarà un ragionamento semplicistico ma forse oggi avremmo due scudetti in più in bacheca. Perciò il mio grido convinto è : Sabatini,Baldini...muovetevi! Senza condizionamenti dati dal grande nome, senza sentire le voci. E fate in fretta.
sabato 14 maggio 2011
I due volti di Inter-Roma
Mentre panzate fortuite ed harakiri altrui tengono in vita la Roma in ottica Champions, il "principale" obiettivo stagionale (da febbraio in poi se non altro) sfuma con l'1-1 di San Siro. Risponde Borriello al classico golletto di Eto'o, al quinto sigillo stagionale contro i giallorossi. Si sono visti ottanta minuti di ritmi blandissimi da torneo amatoriale over 45 ed una decina di sana bagarre così raramente proposta dagli uomini in maglia giallorossa in questa stagione agonistica. Per altro dovuta ad un "fattaccio" (prima "fotografia" del match) venuto subito poco l'inzuccata vincente dell'ex milanista che aveva riaperto il discorso qualificazione. L'Inter dimostrava di avere le idee chiare : melina poderosa da fare nei minuti finali e perdita sistematica del poco tempo rimasto accentuando ogni contatto o tardando a battere ogni rimessa laterale. E così Cambiasso decideva di provare un tuffo carpiato suscitando la reazione nervosa di Nicolas Burdisso, uno dei pochi che non vorrebbe perdere nemmeno nelle partite natalizie giocate in famiglia con il figlio. Giocatore chiaramente fuori contesto in un gruppo sempre propenso ad elargire sorrisi e pacche sulle spalle ad ogni avversario che ci affronta. Il momento di "pazzia" aveva il pregio di scuotere il resto del gruppo salito a Milano per la scampagnata, d'improvviso la truppa sembrava aver capito che c'era una partita, pardon una manciata di minuti, ancora da giocare. E che l'impresa era poi possibile. Non era servito vedere l'Inter schierarsi dall'inizio con il duo "tecnica e fosforo" Kharja-Mariga in mezzo al campo per comprendere che il divario fra i due undici schierati era più limitato di quello che la carta e la classifica sembravano dire. Ne vedere l'Inter approcciare al match palesemente in infradito, accontentandosi di una gestione del possesso palla mai tesa a voler affondare nei fragili equilibri dell'assetto difensivo giallorosso. Dall'altra parte noi rispondevamo con una settantina di leziosi passaggetti in orizzontale, rinunciando anche a dei possibili contropiedi che si aprivano per l'estrema lentezza dell'Inter nei rientri difensivi. Nonostante tutto prima Borriello (oramai abbiamo capito perchè a Trigoria "la cricca" non lo ha poi troppo simpatia : uno così agonista e sportivamente rosicone non lo hanno mai visto nell'ultimo decennio) ed un De Rossi in lieve crescita sfioravano il vantaggio. Sembrava il prologo di un film già visto ed in effetti la conferma arrivava ad inizio secondo tempo quando, al primo tiretto, l'Inter passava. Discutibile la posizione della nostra linea difensiva che riesce nell'impresa di non essere mai piazzata nemmeno su azioni manovrate, ridicolo il nostro egregio portiere messo in campo per non alterare gli umori dei capetti di Trigoria. Eto'o non doveva nemmeno piazzare con precisione il pallone, si "accontentava" di prendere lo specchio con Doni già piegato e pronto a raccogliere il pallone dentro la rete. Per l'Inter il discorso sembrava chiuso, il rilassamento dietro l'angolo. Prima Borriello coglieva un doppio palo abbastanza clamoroso, poi impattava il risultato. Da lì in poi, come detto, qualche mischione di puro orgoglio che non ha portato a nulla di concreto. Imperversava comunque il buon Orsato che decideva di cacciare una mezza dozzina di elementi della panchina della Roma per una vaga protesta. Poco da aggiungere in più sul match se non una breve riflessione sui mali che affossano questa squadra (seconda "fotografia") : l'ipocrisia calcistica non fa parte di queste pagine, né ora né in futuro. Non mi vedrete mai quindi uscirmene con frasi tanto care all'etere romano, come "vogliamo undici Burdisso" o "servono undici giocatori con la maglia sudata a fine partita". Sono ben conscio del fatto che ogni grande squadra abbia bisogno del fioretto come di chi fa la legna in grande quantità e senza badare troppo all'estetica. Ma bisogna notare che c'è da cambiare tutto in entrambi i settori. Sulla "fanteria" abbiamo già detto tanto in diversi momenti : i vari Perrotta, Taddei, Cassetti, Brighi hanno dato tanto per anni e sono giocatori finiti da un bel pezzo. E' storico ed accertato il fatto che Spalletti, l'estate precedente alle dimissioni, chiese un repulisti generale che mirava a sostituire quel gruppo che aveva fatto la sua fortuna con gente "di gamba" ma giovane e fresca. Ma anche chi è chiamato a dare qualità, giocate ed estro non è decisamente all'altezza di una squadra che dovrebbe provare sempre a vincere qualche titolo. Da anni concediamo occasioni ad un giocatore, Vucinic, che mette in mostra tre mesi su otto a stagione di grandissimo calcio. Assentandosi spesso e volentieri nella fase iniziale dell'anno, quando perdiamo i punti che poi finiamo per rincorrere ( e rimpiangere) più avanti. Allo stesso modo ci troviamo da un biennio a fare l'analisi psicologica dei fragili equilibri di Jeremy Menez, un ragazzo dai grandi mezzi potenziali (parola affascinante questa) con all'attivo sette reti in ottanta e più partite di campionato con questa maglia. Si è detto per mesi che il francesino dava il meglio partendo dalla panchina, potendo sfruttare la sua velocità quando gli avversari sono scarichi dopo un'ora di gioco. Poi si è capito che il ragazzo ha bisogno di sentirsi insostituibile e che quindi, al contrario, per rendere bene doveva sempre essere impiegato da titolare. Chi vi scrive è uno che ritiene che, se le alternative sono Don Rodrigo e Perrotta, il buon Geremia debba stare sempre in campo. Anche quando perde ogni contrasto e rimpallo, pure con se stesso (cosa accaduta almeno in un paio di occasioni con i nerazzurri con la palla finita mestamente oltre la linea laterale), pure se non rincorre mai un avversario che sia uno quando magari si attarda in un inutile tentativo fallito di tunnel nella nostra metà campo. Però mi chiedo : ma quando potremo vedere campioni affidabili? Quando avremo giocatori che non vanno capiti per mesi, trattati con i guanti per non alterare i loro equilibri così eterei? Sarà mai possibile vedere questa maglia indossata da calciatori in grado di vincere partite sia contro il Bologna che contro le avversarie più quotate? Perchè il rischio concreto qui è di aspettare in eterno qualcuno o qualcosa. Mentre altri alzano titoli semplicemente dimostrandosi i meno deboli in campionati di livello piuttosto basso. Ricordo bene che quattro stagioni fa la piazza rumoreggiava alla notizia di un possibile arrivo di Antonio Di Natale a Roma. Era l'ennesimo piccoletto anzianotto (aveva 30anni allora) che non ci avrebbe portato a fare nessun salto di qualità. Da allora lo scugnizzo ha messo ottantasei reti (in 124 incontri) mentre i nostri "talentini" non ne hanno raggiunti la metà anche sommando i loro poderosi sforzi. Sarà un ragionamento semplicistico ma forse oggi avremmo due scudetti in più in bacheca. Perciò il mio grido convinto è : Sabatini,Baldini...muovetevi! Senza condizionamenti dati dal grande nome, senza sentire le voci. E fate in fretta.
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2 commenti:
Direi che i giochi sono chiusi
Roberto
mai stati aperti st'anno!
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